I Politici Convinti e il Teorema del Vuoto

I Politici Convinti e il Teorema del Vuoto
Ed è qui che la commedia si fa davvero diabolica, arricchendosi di sfumature quasi esoteriche. Si veda, ad esempio, l'apparizione recente di un nuovo, misterioso timoniere locale, appena incoronato alla guida di quel brand politico che fa del "movimento geometrico" e della pretesa competenza il suo intero catechismo.

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Politici. Esiste una patologia intellettuale celestiale che infesta il dibattito pubblico a Rivoli, molto più tenace dell’erba infestante che spacca l’asfalto nei quartieri. Si chiama effetto Dunning-Kruger. Per i non addetti ai lavori, è quel sublime cortocircuito cerebrale per cui un individuo, tragicamente privo di competenze, si convince di essere lo statista definitivo. A Rivoli non abbiamo semplici dilettanti, abbiamo un intero vivaio di “fuori convinti”.

Sia chiaro. Lasciamo in pace i corridoi del Palazzo e chiunque oggi debba materialmente far quadrare i conti della città. Quello è lavoro. Lo spettacolo vero, quello esilarante e un po’ macabro per cui varrebbe la pena pagare il biglietto, lo offre la fauna dei teorici del nulla. Parliamo degli eterni aspiranti leader, dei redivivi da tastiera, dei trombati di lusso e dei profeti da bar che vivono nell’incrollabile certezza di essere i salvatori della patria.

La loro specialità? Guardare la città dall’alto verso il basso. Un esercizio di superbia quasi erotica. Dall’alto dei loro palchi immaginari, gonfi di una boria che neanche i grandi leader della Prima Repubblica osavano sfoggiare, osservano Rivoli come se fosse un plastico su cui giocare a fare i viceré. Dall’alto tutto sembra facilissimo, lineare, perfetto. Peccato che i cittadini non abbiano le ali. Vivono in basso. Nel fango e nella polvere della quotidianità.

E se per una volta li costringessimo a ribaltare gli occhi? Se provassero a liquidare le loro certezze e a guardare la realtà dal basso verso l’alto?

https://dizionari.corriere.it/dizionario-modi-di-dire/P/politica.shtml

La Prospettiva del Marciapiede. Dove l’Enigma si Scontra con la Fisica

Guardare le cose dal basso significa obbligare questi giganti del pensiero a scendere dal piedistallo di cartapesta e posare gli occhi su ciò che è terribilmente, spietatamente concreto. Significa misurare le loro ambizioni con il metro dei tombini da spurgare, dei parchi abbandonati e dei problemi reali di chi cammina lungo via Piol o Cascine Vica.

Ed è qui che la commedia si fa davvero diabolica, arricchendosi di sfumature quasi esoteriche. Si veda, ad esempio, l’apparizione recente di un nuovo, misterioso timoniere locale, appena incoronato alla guida di quel brand politico che fa del “movimento geometrico” e della pretesa competenza il suo intero catechismo. Questo novello apostolo del pragmatismo da salotto si è materializzato all’ombra del Castello con la borsa piena di formule magiche e …, convinto che per curare i mali di Rivoli basti applicare il manuale d’istruzioni di una start-up fallita.

È l’ennesimo capolavoro della fede tecnocratica, un’entità astratta che pontifica sul dinamismo, mentre le sue geometrie ideali ignorano completamente la ruvidezza del selciato. Quando il mistero della sua investitura incontra la realtà del basso, la magia svanisce.

  • I suoi algoritmi perfetti per il “rilancio della centralità cittadina” ammutoliscono davanti al pensionato che indica una grata divelta e chiede … “Sì, ma la matematica cura le caviglie dei passanti?”
  • Le sue lezioni di logistica integrata si sciolgono come neve al sole di fronte alle lamentele di chi aspetta un autobus fantasma o tenta l’impresa disperata di trovare un parcheggio regolare.
  • I suoi sermoni digitali, scritti con lo stile freddo di un consulente aziendale in crisi d’identità, si scontrano con la fisica spicciola di una città che non si amministra con i grafici a torta o …

Nota di laboratorio. L’effetto Dunning-Kruger è un dono di natura diabolico. Regala a chi ne è privo un’autostima talmente titanica da permettergli di camminare a tre metri da terra, completamente impermeabile al senso del ridicolo.

Apocalisse 2029. Il Grande Falò delle Vanità

La fisica e la storia della politica locale, però, non perdonano. Chi guarda troppo a lungo le cose dall’alto verso il basso finisce inevitabilmente per soffrire di vertigini. E per tutta la fauna dei convinti rivolesi, dai vecchi tromboni nostalgici fino agli ultimi, criptici profeti della competenza teorica, la forza di gravità ha già fissato un appuntamento spietato, le elezioni amministrative del 2029.

Il 2029 non sarà una normale tornata elettorale. Sarà un’esecuzione diplomatica. Sarà il momento in cui la realtà presenterà il conto, un gigantesco e collettivo test di sanità mentale in cui tutti i convinti, quelli convinti che basti un po’ di fuffa retorica, quelli convinti che i rivolesi abbiano l’anello al naso, quelli convinti di essere i re del consenso digitale, verranno spazzati via.

La nemesi perfetta sarà vederli cadere insieme alla loro stessa, incrollabile convinzione, mentre cercano ancora di capire in quale diagramma di flusso fosse nascosto l’errore fatale. Il “basso”, stanco di essere trattato con condiscendenza da chi non ha mai letto un bilancio comunale o pulito un metro quadro di strada, userà l’unica arma a disposizione per rimettere la terra al centro del villaggio.

Il Prescritto della Realtà. Quattro Regole per Non Schiantarsi

Per evitare che il 2029 si trasformi in un trauma da codice rosso, lasciamo ai nostri fenomeni un vademecum non negoziabile. Se vogliono davvero sopravvivere all’impatto con il suolo, le tappe sono quattro, semplici e brutalmente necessarie.

  1. Studio. I dossier non sono scenografie per i selfie. Apriteli, leggeteli e cercate di capire come funziona la macchina pubblica prima di spiegare agli altri come si guida.
  2. Conoscenza. Smettetela di frequentare solo i vostri specchi o i club esclusivi dei vostri quattro tesserati. La conoscenza del territorio si acquisisce dove la gente vive, non dove si autopromuove.
  3. Cittadini. Smettete di trattarli come comparse utili solo a convalidare la vostra genialità. I cittadini sono il giudice ultimo, e hanno il brutto vizio di accorgersi quando li state prendendo in giro dall’alto del vostro piedistallo.
  4. Alzare il culo e darsi da fare. Questa è la parte più dolorosa per i convinti. La politica non è un saggio di retorica o una sfilata di nomine fittizie. È tempo di posare lo smartphone, scendere in strada, sporcarsi le mani e iniziare a lavorare sul serio.

Fino ad allora, cari strateghi della domenica, continuate pure a dispensare perle di saggezza dall’alto dei vostri profili. Godetevi l’aria rarefatta delle vostre illusioni, perché l’atterraggio nel 2029 sarà a una velocità decisamente non moderata.

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